La scuola non è uguale per tutti

Nella giornata di ieri è stato presentato dall’Istat l’ottavo rapporto sul «benessere equo e sostenibile» (Bes) che monitora e analizza le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato la società italiana nell’ultimo decennio, incluse quelle più recenti determinate dalla pandemia da Covid-19. Nel capitolo del volume di quest’anno dedicato a «istruzione e formazione» l’Istat evidenzia diversi aspetti e lacune del sistema formativo del nostro paese a partire dagli asili nido fino ai livelli di scolarizzazione della popolazione adulta, che pongono l’Italia ancora negli ultimi gradini del continente. Preoccupante l’incremento di coloro che non studiano e non lavorano (i neet) tra i giovani di 15-29 anni (il 23,9% di giovani nel secondo trimestre 2020, era il 21,2% nel 2019).

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I danni psicologici e sociali della DAD

Il pedagogista Daniele Novara* è intervenuto sul Corriere della Sera del 14 gennaio 2021 fa un elenco, non esaustivo, dei danni psicologici e sociali che stanno subendo gli alunni in DAD, alcuni da quasi un anno.
Molti si concentrano sulle lacune e le perdite di apprendimento, che non ci sono perché la scuola non si è mai fermata.
I nostri ragazzi stanno perdendo il senso della socialità e i contraccolpi di queste chiusure ed incertezze, probabilmente legittime di fronte alla anormalità della situazione d’emergenza, le stiamo già avvertendo, ma saranno davvero evidenti fra qualche mese.

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Un’indagine sulla Scuola al tempo della DAD

Save The Children e IPSOS hanno presentato una ricerca sull’impatto della DAD (didattica a distanza sugli alunni), con risultati sicuramente scontati, ma non per questo da sottovalutare, soprattutto oggi che è stato rimandato di almeno una settimana la ripartenza in presenza della scuola secondaria di secondo grado.
I ragazzi intervistati hanno parlato di esperienze negative e dispersione scolastica.

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