La cosa più difficile nella vita è vivere senza mentire

Erano ventidue anni che Gōtaro Chiba mentiva alla figlia.
Come ha scritto Fëdor Dostoevskij: «La cosa più difficile nella vita è vivere senza mentire».
La gente mente per le ragioni più disparate. Certe bugie si dicono per presentarsi sotto una luce migliore, più interessante, oppure per ingannare gli altri. Le bugie possono far male, ma possono anche salvare la pelle. Qualunque sia il motivo, di solito alla fine ci si pente sempre di aver detto una bugia.
Ecco, questa era la situazione di Gōtaro. La bugia che aveva detto era diventata una vera e propria ossessione. Borbottando tra sé e sé frasi tipo: «Non avrei mai voluto mentirle», non si decideva a entrare nella caffetteria dove si poteva tornare nel passato.
La caffetteria era a pochi minuti a piedi dalla stazione di Jimbōchō, nel centro di Tokyo. Situata al piano seminterrato in una stradina laterale di un quartiere di uffici, si notava solo per una piccola insegna con il nome.
In fondo alle scale, Gōtaro si ritrovò di fronte a una porta decorata con incisioni. Senza smettere di borbottare, scosse la testa, si girò e fece per salire di nuovo i gradini. Ma poi si fermò di botto con lo sguardo pensieroso. Andò su e giù un altro po’, incerto sul da farsi.
«Perché intanto non entra, e poi ci pensa su?» disse una voce sbucata dal nulla.
Guardandosi attorno stupito, Gōtaro notò che in cima alle scale si era materializzata una donna piccolina che lo guardava. Sopra la camicetta bianca, indossava un gilet nero e un grembiule con la pettorina. Evidentemente doveva essere la cameriera del locale.
«Ah, sì, be’, certo…»
Mentre Gōtaro si ingarbugliava nelle parole, la donna scese le scale d’un balzo e aprì la porta.

Toshikazu Kawaguchi, Basta un caffé per essere felici

I felici si somigliano, gli infelici lo sono a modo loro

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo.
Tutto era sossopra in casa degli Oblònskije. La moglie era venuta a sapere che il marito aveva avuto un legame con una governante francese ch’era stata in casa loro, e aveva dichiarato al marito che non poteva vivere con lui nella stessa casa. Questa situazione durava già da tre giorni ed era sentita tormentosamente e dagli stessi coniugi, e da tutti i membri della famiglia, e dai familiari. Tutti i membri della famiglia e i familiari sentivano che la loro coabitazione non aveva senso e che le persone incontratesi per caso in una locanda erano più unite fra loro che non essi, membri della famiglia e familiari degli Oblònskije. La moglie non usciva dalle sue stanze; il marito non era in casa da tre giorni; i bimbi correvano per tutta la casa come sperduti; la signorina inglese s’era bisticciata con la dispensiera e aveva scritto un biglietto a una amica, chiedendole di cercarle un nuovo posto; il cuoco se n’era andato via già il giorno prima durante il pranzo; la cuoca della servitù e il cocchiere s’erano licenziati.

Lev Tolstoj, Anna Karenina, traduzione di Leone Ginzburg, Einaudi, 1993

La ricerca della felicità

Pedro Correa è un fotografo spagnolo specializzato in scatti urbani. Lo scorso novembre è stato invitato dall’Università Cattolica di Leuven, in Belgio, a tenere un discorso per i laureati in Ingegneria. Il fotografo 41enne si è presentato ai ragazzi non come artista né, ovviamente, come ingegnere ma come ‘”ricercatore della felicità”.

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Felicità

«Parola difficile, perché per ciascuno di noi è una cosa diversa. La parola deriva da felo, latino, che vuol dire succhiare il seno. Dunque non solo è una parola femminile, ma materna. Come diceva Aristotele: Si può essere ricchi da soli, ma felici almeno in due. Questa parola implica l’altro, la cura di un’altra vita. Può far bene saperlo, ci dà un godimento intellettuale e ci complica, piacevolmente, la vita: può darsi che grazie a questa consapevolezza per molti di noi nel pensare alla felicità, qualcosa cambi».

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Ode al giorno felice

Questa volta lasciatemi
essere felice,
a nessuno è accaduto niente,
non mi trovo da nessuna parte,
succede solamente
che sono felice
in ogni punto
del cuore, camminando,
dormendo o scrivendo.
Che posso farci, sono
felice.
Sono più innumerevole
dell’erba
nelle praterie,
sento la pelle come un albero rugoso
e l’acqua sotto,
gli uccelli in alto,
il mare come un anello
alla mia cintura,
fatta di pane e pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.

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