La cattiva retorica dell’insegnante eroe e missionario

Il faticoso e incerto avvio dell’anno scolastico sembra per il momento aver favorito l’archiviazione di una parte delle più inconsistenti e pericolose accuse verso il mondo della scuola, mosse da alcuni settori dell’opinione pubblica e del giornalismo di destra. Ci riferiamo ai commenti sprezzanti su una classe docente ritenuta ipertutelata, ipersindacalizzata, precaria per propria colpa, fannullona, analfabeta informatica e perennemente in vacanza. Continua a circolare, tuttavia, una retorica opposta, da cui occorre ugualmente prendere le distanze, che solo apparentemente sembra dare il giusto riconoscimento agli sforzi e all’impegno sin qui messi in campo dalla comunità scolastica (compreso il fondamentale personale ausiliario e amministrativo, troppo spesso dimenticato).

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Quer brutto pasticciaccio di una scuola di Palermo

Del fattaccio accaduto a Palermo relativo alla sospensione di una docente di una scuola secondaria di II grado dal servizio per motivi disciplinari dovrebbero preoccuparsi tutti, non solo gli “operatori” della Scuola.
Il capo d’accusa mi pare minimo e pretestuoso: non ha vigiliato sull’operato dei suoi alunni che hanno accostato in un video l’operato di questo governo con quello del ventennio fascista (nella fattispecie il decreto sicurezza di Salvini è messo sullo stesso piano delle leggi razziali).

Il Ministro assicura che ha tutte le carte e che a breve incontrerà l’insegnante; stesse rassicurazioni vengono da Matteo Salvini.
Ecco, a questo punto mi sento meno tranquillo io.

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Le ultime lezioni [Feltrinelli, 2019]

Jacopo vive a Venezia, gioca a pallacanestro e ha due genitori che litigano senza mai lasciarsi. Frequenta il primo anno del liceo e tra tutti i professori ce n’è uno che gli sembra diverso dagli altri: si chiama Corradini e insegna lettere. Con lui sente di poter esprimere quella parte di sé che non riesce a venire fuori con i suoi genitori, con i quali il dialogo è oramai azzerato, ma lo schema della scuola, del rapporto alunno-insegnante comunque prevale e quindi non se la sente di lasciarsi andare.

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