Tag: Mangialibri

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Improvvisamente l’estate scorsa, di Tennessee Williams [Scalpendi 2021]

È quanto meno singolare che un testo teatrale di un autore universalmente noto come Tennessee Williams, uscito nel 1958 e reso famoso dalla trasposizione cinematografica, sia approdato nelle librerie italiane solo nel 2021 e per una casa editrice minore, quanto di buon gusto e prospettiva (Scalpendi di Milano).

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Valerio Verbano – una ferita ancora aperta, di Marco Capoccetti Boccia [Lorusso 2020]

Marco Cappoccetti Boccia non è uno storico di mestiere, è un educatore che ha dedicato studi intensi per la sua tesi di laurea a questo avvenimento che ancora oggi scuote Roma e fa di Valerio, ancora oggi, un esempio di giovane attivista militante antifascista. Un bel libro, appassionante, crudo, ma nella sua illogicità anche pieno di cupa speranza.

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La tavola fiamminga, di Arturo Pérez-Revelte [BUR Rizzoli 2014]

È un romanzo sugli scacchi, sull’arte, sulle persone concepite tutte in contrapposizione fra di loro, per questo è un romanzo denso, vischioso, lento e induttivo. Una vera e propria tela fiamminga, carica di particolari apparentemente ordinari, in realtà incasellati in modo da suggerire significati nascosti differenti, enigmatici e ragionati. Come nella strategia degli scacchi.

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Il giocatore di scacchi di Maelzel, di Edgar Allan Poe [BUR Rizzoli 2021]

Non è uno saggio affascinante per brillantezza, anzi qua e là si vede una certa sprezzante arroganza a corredo di ogni sua argomentazione: ma è sicuramente un saggio di grande prospettiva per lo scrittore, dato che nell’argomentazione per punti dell’inganno della macchina si vede l’acume poliziesco che poi caratterizzerà tutte le sue opere più famose.

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Il cinico non è adatto a questo mestiere, di Ryszard Kapuściński [E/O 2012]

Il libro non ha una sua età o scadenza: il magistero di Kapuściński resta un passaggio obbligato per chi aspira a fare il giornalista e lo storico, ma più in generale per chi decide che la verità, anche quella universale, vada perseguita giorno per giorno in un continuo dialogo – critico e ermeneutico – con i particolari secondari, quelli che i più considerano insignificanti.

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Gridalo, di Roberto Saviano [Bompiani 2020]

L’estrema adesione agli eventi e la commistione fra i fatti narrati e le vicende personali portano Saviano a trascurare, volutamente, la forma per renderla il più diretta possibile: questo l’unico eccesso artistico, ampiamente superato e superabile, di una testimonianza civile che aiuta un po’ tutti a ritrovarsi. Saviano accompagna il lettore in questa lunga passeggiata, fatta di testi e di contesti, di storie e interpretazioni, di scavi. È un invito a non essere superficiali, a non essere indifferenti.

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L’ultima traversa, di Paolo Maurensig [Theoria 2018]

critto in modo succinto, non manca di densità, concentrata soprattutto nelle poche pagine che portano all’incontro finale fra il maestro di scacchi e l’aspirante discepolo. Un altro bell’esempio di narrazione, un piccolo cameo che arricchisce la galleria narrativa dello scrittore goriziano, capace di fondere armoniosamente la passione per gli enigmi della vita con l’eleganza della narrazione.