Peredonov, il demone meschino, Fëdor Sologub [Fazi editore, 2019]

Russia, fine Ottocento. Ardal’on Borisyč Peredonov è un uomo gretto, avido, cattivo, meschino: eppure tutte le donne lo vogliono sposare, perché è un buon partito, è insegnante di ginnasio.

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Il lucertolone, di J. Saramago [Feltrinelli 2018]

Il lucertolone è una favola breve composta dal premio Nobel José Saramago ed inclusa nella raccolta Di questo mondo e degli altri, che riunisce le cronache che lo scrittore portoghese aveva pubblicate sparse sul quotidiano “A Capital” ed il settimanale “Jornal do Fundão” all’inizio degli anni Settanta. È una novità per Saramago quella delle favole: “Non voglio rimandare oltre. È da molto tempo che devo raccontare una favola. Ma il mondo delle favole ha ormai fatto il suo tempo, nessuno ci crede più, e per quanto io giuri e spergiuri, è sicuro che mi rideranno dietro. In fin dei conti sarà la mia semplice parola contro le beffe di un milione di abitanti. Malgrado tutto, mettiamo la barca in acqua, che poi il remo si troverà”, si legge nella quarta di copertina. Lo stile è chiaro, semplice, asciutto, al tempo stesso ironico. Il testo è arricchito ed impreziosito dalle bellissime xilografie dell’artista brasiliano José Francisco Borges.

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ci sto lavorando!
Successo! sei dei nostri

Mio marito, di Rumena Bužarovska [Bottega Errante 2019]

Essere madre, moglie e pittrice non è una vita facile, non è facile affermare il proprio talento oltre le quattro mura di casa. Soprattutto non ci sono gli stimoli, non ci sono i riconoscimenti giusti: il marito, vittima dell’alcol e del suo lavoro, non apprezza i suoi quadri e non coglie occasione per deridere in pubblico il “passatempo” della moglie, alla quale non riconosce nessuno sforzo, nessuna attitudine.

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Ultime notizie dal sud, di Luis Sepulveda [Guanda 2019]

Una macchina con il serbatoio pieno, due amici, una porzione di continente da scoprire per raccontare un’intera umanità da conoscere e soprattutto tanta strada, fra laghi, montagne, alberi, storie e leggende. Inizia così, da Buenos Aires, da una bevuta, che sa di benedizione, con Osvaldo Soriano, il viaggio che due amici, Luis e Daniel, accompagnati soltanto da una Moleskine e da una Leica, intraprendono nel 1996 attraverso la Patagonia: da San Carlos de Biraloches a Punta Arenas, alla Terra di Fuoco, “fra terra e cielo”, sempre avanti.

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L’ultimo inverno di Rasputin, di Dimitri Miropol’skij [Fazi editore 2019]

Stoccolma, 1912. Durante i giochi olimpici, la nazionale Russa è sconfitta 16-0 dalla Germania (ben 10 segnature sono di Gottfried Fuchs): potrebbe sembrare una semplice partita di calcio, ma la tragicomica sconfitta della nazionale russa è l’emblema dello sbando in cui versa la Russia zarista, molle, svogliata, disunita. Questa mancanza di carattere fa andare su tutte le furie lo squattrinato Vladímir Vladímirovič Majakóvskij che, appresa la notizia da un giornale in un bar, non può non vergognarsi del punto così basso nel quale versa il suo popolo e trova il colpevole: l’imperatore Nikolaj Aleksandrovič Romanov.

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Il fantastico Soldati, di Elisa Amadori [Grammarò 2019]

Un saggio su Mario Soldati a vent’anni dalla sua scomparsa, pubblicato in modo coraggioso da una casa editrice che non è nel vortice della grande distribuzione (Grammarò edizioni), è senza dubbio il principale motivo di curiosità. Si tratta di una curiosità ben ripagata dal momento che il lettore sprofonda a corpo morto in una produzione ritenuta marginale dalla critica militante, riemergendone con qualche pregiudizio in meno.

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La parte inventata, di Rodrigo Fresàn [LiberAria 2019]

Il Ragazzo e La Ragazza hanno un compito molto difficile: provare a raccontare la biografia de Lo Scrittore, fin da quando era Il Bambino, con un docu-film cercando di vincere le difficoltà della gelosissima sorella Penelope, nominatasi a dispetto di ogni designazione voluta dal fratello, sua “erede” e manager. Il Ragazzo ha accettato perché così avrebbe potuto lavorare con La Ragazza, nipote del proprietario della casa editrice e grande fan de Lo Scrittore: lei incarna i suoi sogni erotici, quelli puri dell’adolescenza che oramai non c’è più. Ma mai avrebbe immaginato di trovarsi intricato in un’esperienza così totalizzante.

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Un Edipo stalinista, di Ruben Gallo [Il saggiatore, 2013]

La scoperta di un unico libro di diritto penale messicano (Derecho penal mexicano: parte general) nella biblioteca di Sigmund Freud, unico perché non ci sono altri libri di autori messicani e perché non ci sono altri libri di diritto nella biblioteca del padre della psicoanalisi mondiale, è un avvenimento alquanto straordinario che necessita qualche supplemento di indagine. In effetti l’autore, Raul Carranca y Trujillo, si rivela essere un giudice messicano, appunto, che, attraverso una serie di saggi partiti dalle teorie di Freud prima e numerose sperimentazioni processuali poi, ha provato ad applicare i principi della psicoanalisi all’attività forense.

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Le Marlboro di Sarajevo, di Miljenko Jergović [BBE, 2019]

Iniziata durante la guerra dei Balcani e pubblicato nel 1994, quando le ferite dell’orrendo scontro fratricida sono ancora aperte e sanguinanti, la raccolta di racconti di Miljenko Jergović ci consegna un quadro ancora fresco delle mille sensazioni e delle mille situazioni che hanno restituito quella terra ad una normalità che non potrà mai essere più tale. E più che un quadro è un polittico, un diorama di personaggi che popolano una narrazione corale: nessuno intreccia la sua vita con quella degli altri, tutti però partecipano allo stesso romanzo.

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L’infinito senza farci caso, di Franco Arminio [Bompiani, 2019]

“Abbiamo bisogno / di un luogo […] Amare è costruire un luogo, / cioè un pezzo di mondo / con un dio dentro”: possiamo cercare ovunque un posto dove realizzarci, ma nessun luogo può sostituire il paese delle nostre emozioni, delle nostre passioni. E soltanto lì, nell’amore in tutta la sua fisicità, c’è la quiete: “Il tuo corpo è l’unico posto / dove c’è spazio per noi due”. E’ un viaggio (“la nave / delle rose” ; “Fare entrare l’altro dagli occhi, / da un fianco, dal buco di una vocale”) oltre ogni tipo di confine (“Togliete i confini, / il filo spinato.”) da un corpo all’altro corpo (“La fiamma dei vivi / è la vicinanza”), un viaggio che sublima la fisicità stessa (“Il sesso non frequenta i quartieri a luci rosse”) verso la pace (“Tornare agli occhi, / allo sguardo / il tuo sguardo salvavita”).

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Una legge per promuovere la lettura: funzionerà?

Per rendersi conto dell’entità del problema è sufficiente dare un’occhiata ad alcuni dati resi noti dall’ISTAT e riportati nel Dossier del Servizio Studi del Senato di ottobre 2019. Si apprende che in Italia solo il 41% della popolazione si è dedicata, nel 2017, alla lettura di libri nell’arco degli ultimi 12 mesi (valore peraltro costante rispetto al 2016), e che di essi solo il 13,4% appartiene alla categoria dei lettori forti (cioè che leggono più di un libro al mese). Le donne, in tutte le fasce d’età, rappresentano la percentuale maggiore (47,1% rispetto al 34,5% degli uomini) e al Sud si legge meno (28%) in confronto al Centro (44,5%) e al Nord (48-49%).

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Alla fonte delle parole, di Andrea Marcolongo [Mondadori, 2019]

Andrea Marcolongo ha rilanciato l’interesse per la lingua e la cultura greca con tre libri che hanno avuto una fortuna pari a quella dei bestseller: La lingua geniale. 9 ragioni per amare il greco (Laterza 2016), La misura eroica (Mondadori 2018) e adesso Alla fonte delle parole, pubblicato sempre da Mondadori. Pur trattando etimologie, il recente libro della Marcolongo non è un vero e proprio saggio linguistico, nel senso stretto della classificazione scientifica.

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Gleba, di Tersite Rossi [Pendragon, 2019]

Gleba, quarto romanzo del collettivo Tersite Rossi, è uno spaccato feroce e apparentemente schizofrenico delle contraddizioni che convivono nella nostra quotidianità. È un romanzo anomalo, ambientato in un’epoca storica senza un preciso connotato, anche se facilmente desumibile. È un romanzo che parla di lavoro, di quanto possa essere distruttivo e di quanto possa annientare un individuo, diventando totalizzante, impadronendosi della sua dignità e della sua esistenza. È anche un romanzo che denuncia lo sfruttamento del lavoro, la mercificazione del lavoro e soprattutto la mercificazione dei lavoratori.

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La mina tedesca, di Carlo Ferrucci (Enseble 2019)

Il romanzo di Carlo Ferrucci, già curatore dell’edizione delle poesie di Rainer Rilke tradotte dallo stesso Pintor e pubblicate dalla stessa casa editrice, ricostruisce nel romanzo gli ultimi mesi del giovane tenente Giaime Pintor, fulgido esempio di letterato impegnato nella vita sociale e civile del suo paese.

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La gamba sinistra, di Theodore F. Powys [Adelphi, 2019]

A Madder di Dio, piccolo villaggio inglese, Mew il Fattore vuole accaparrarsi tutto: «Vivere per lui significava prendere, o meglio acquistare potere su tutto ciò che desiderava sino a farlo completamente suo». Per questo si prende tranquillamente, e brutalmente, anche le ragazze, con la forza. E prende anche le case e le mandrie altrui. Il Fattore non ha neppure remore a comprare direttamente le persone, come se fossero oggetti, come gli Squibb coi loro nove figli, suoi dipendenti per le tre sterline quindici scellini e sei pence che debbono al droghiere decidono che la loro libertà ha un prezzo.

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Il quinto rischio, Michael Lewis [Einaudi, 2019]

Dopo le elezioni del 2016 che portarono all’affermazione di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti dopo Barack Obama, fu preparato, come di routine e soprattutto come previsto dalla legge, un transition team, un gruppo di dirigenti politici che nei mesi successivi alle elezioni e prima dell’investitura ufficiale del nuovo capo di Stato avrebbe dovuto garantire il corretto e necessario passaggio di informazioni e consegne alla nuova direzione politica perché potesse prendere coscientemente le sue decisioni, come da programma elettorale, sulla base di un’accurata analisi dello stato dell’arte.

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Notte a Caracas, di Karina Sainz Borgo [Einaudi, 2019]

Il romanzo di esordio di Karina Sainz Borgo è un pugno allo stomaco: non c’è affetto, non c’è speranza, non c’è indulgenza. La storia scivola vorticosamente nel baratro della perdita di tutto, dalla famiglia alla propria identità, in un continuo scontro fra opposti, fra vittime e carnefici. L’inferno venezuelano perde le sue connotazioni specifiche ed assume quelle epiche di un paese in balia di milizie assassine. È un romanzo dirompente nella sua semplicità, caratterizzato da uno stile asciutto, che non lascia spazio a nessun tipo di immaginazione o non detto, che graffia la superficie e riesce a tenerci incollati ai fatti dalla prima all’ultima pagina, ci scortica e va fino alla radice.

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Intervista a Gino Vignali

Gino Vignali ha presentato al Salone del Libro di Torino il suo secondo romanzo pubblicato da Solferino. È strano, ma ancora oggi si fatica a scindere il binomio “Gino & Michele”, considerandoli due entità distinte, dopo che per anni ci hanno fatto crescere con le loro formiche, con Zelig, con l’agenda Smemoranda. Proprio perché si tratta pur sempre di una coppia indivisibile, Mangialibri, che ha già intervistato Michele Mozzati, non poteva perdere questa occasione e scambiare quattro chiacchiere con Gino.

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Breve storia dei vasi comunicanti [Einaudi, 2019]

Davide Mosca, che dirige a Milano la libreria “Verso”, è autore consumato di romanzi, thriller d’ambientazione storica, tra cui Le notti nere di Praga (Mondadori), Non colpevole (Newton Compton), La cripta dei libri profetici (Newton Compton), Il profanatore di biblioteche proibite (Newton Compton), Più sicuri Più sicuri di sé con Raymond Chandler (Chiarelettere), oltre a biografie e altri romanzi storici.

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Il gioco degli dèi [Einaudi, 2019]

Paolo Maurensig è oramai specializzato in chess stories tanto che, dopo La variante di Lüneburg(Adelphi 1993), ha dedicato già due romanzi a grandi scacchisti: al prodigio americano Paul Morphy (L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy, Mondadori 2013) e al genio controverso Alexandre Alekhine (Teoria delle ombre, Adelphi 2015), raccontato negli ultimi suoi giorni di vita in esilio ad Estoril.

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Il secolo asiatico? [Fazi editore, 2019]

Parag Khanna (autore di Il secolo asiatico? per Fazi editore, 2019), nato in India, vissuto in Arabia Saudita, Inghilterra e Stati Uniti, abita oggi a Singapore, osservatorio ideale per spiegare il fenomeno che lui stesso definisce “asianizzazione del mondo”. Il suo saggio ripercorre la storia interna del megacontinente euroasiatico e il rapporto, a volte anche conflittuale, con l’Occidente.

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L’ultimo rigore di Faruk [Sellerio, 2016]

30 giugno 1990. Tocca proprio al capitano Faruk calciare quel pallone che avrebbe permesso alla Jugoslavia di estromettere l’Argentina, i campioni in carica, dal mondiale. Faruk fallisce il calcio: anni dopo si è costruito una nuova vita in Francia, dove ha chiuso la sua carriera di calciatore e iniziato quella di allenatore trascorrendo i suoi giorni con il dubbio che quel maledetto rigore, che ha segnato la fine dei sogni mondiali dei Plavi, ha di fatto segnato anche il destino della nazione jugoslava…

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La capitale (Sellerio 2018)

Fenia Xenopoulou deve rilanciare la Commissione cultura dell’Unione Europea, senza un budget, e quindi senza un vero peso politico all’interno della burocraticissima macchina della politica dell’Unione. Ruba l’idea di Martin Susman che propone di preparare un Jubilee, facendo di Auschwitz la vera capitale morale dell’Europa, perché teatro negativo di quanto di peggio è stato possibile fare dalla civiltà occidentale, ma anche segno di rinascita dell’Europa stessa. Quello è il vero fulcro ideologico, politico, simbolico. Diventa quindi prioritario studiare un modo per portare a Bruxelles tutti i “reduci” dell’Olocausto, un’idea scomoda, perché rischia di far trasformare una disgrazia in una celebrazione rituale. Sulla stessa tavolozza si distendono i ricordi di David de Vriend, uno degli ultimi superstiti del genocidio, costretto quotidianamente a fare i conti con un passato disumano, ma anche le idee fanatiche di estremisti religiosi come Mateusz Oswiecki. Nell’intreccio umano della “capitale” c’è spazio per la ricerca accademica del professor Erhart e per le ultime indagini del presto pensionato commissario Brunfaut. Cosa hanno in comune queste vite? Un maialino che tutti riescono a vedere nello stesso istante mentre corre indisturbato e misteriosamente nelle vie di Bruxelles, nello stupore e nell’indifferenza di tutti. È il presagio di una serie di cambiamenti, soprattutto morali…

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Il tuffo (BigSur, 2018)

Philipe “Moose” Finch è l’ambizioso vicedirettore del lussuoso Grand Hotel di Brighton, dove nell’ottobre 1984 si svolge un congresso in cui è ospite il Primo ministro britannico Margaret Thatcher: se tutto andrà bene, potrà aspirare ad un ruolo di maggiore prestigio e dare una svolta alla sua vita da quarantacinquenne divorziato con figlia a carico. La frenesia dei preparativi porta però Moose ad un infarto: lui che era abituato a gareggiare e vincere paure e vertigini dal trampolino adesso è fermo sulla pedana a ripercorrere la sua vita di flash in flash, schiacciato da un’esistenza grigia che fa male più di un tuffo di schiena. Grigia è anche la vita di Freya, che, al termine delle superiori, cerca di mettere in fila le sue di ambizioni ‒ soprattutto sentimentali ‒ con le priorità di una vita con i piedi per terra.

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