Il depistaggio cognitivo della società meritocratica

Riproduco di seguito un bell’articolo di Salvatore Cingari pubblicato su Il Manifesto del 10 marzo, il cui senso è ben riassunto in questa frase: “la meritocrazia colpevolizza il povero come demeritevole e deresponsabilizza il ricco nei suoi confronti, con la conseguente “legittimazione etica della diseguaglianza” e la considerazione del talento non come un dono, ma come un motivo per primeggiare sugli altri.”
Vale, tuttavia, la pena di leggerlo per intero..

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Whatever they take … si sono presi tutto!

Alla fine il governo ammucchiata di Mario Draghi vede vincitori i partiti di centro-destra (Forza Italia, Lega e Italia Viva) che hanno consolidato la posizione di nuova maggioranza e hanno beneficiato della ritrovata politica del “manuale Cencelli” che il presidente del consiglio ha deciso di applicare per consolidare la sua leadership.

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Parola di Mario Draghi (cosa dice sulla Scuola)

Mario Draghi è uomo di poche parole, l’abbiamo capito: senza account social, senza la passione di essere in TV, senza la passione di interviste radio o cartacee. I suoi affari li sbriga di persona, in riunioni ufficiali o ufficiose, senza mandarle a dire. Tutto quello che è trapelato è da imputare a indiscrezioni o fughe di notizie, ma senza dubbio non a Mario Draghi.

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Tutti con Mario Draghi … forse troppi!

Riassumiamo un attimo la coerenza della nostra classe politica …

fase 1: Presidente della Repubblica: serve un governo stabile fatto da figure autorevoli. Incarico a Fico per formare un governo politico…

fase 2: Fico fallisce, perché i partiti non riconoscono la maggioranza politica (per partiti intendo soprattutto Italia Viva! l’opposizione non conta né i “responsabili” sono in numero sufficiente a garantire la governabilità)

fase 3: Sergio Mattarella allora affida l’incarico a Mario Draghi per un governo stabile fatto da figure autorevoli …

fase 4: Mario Draghi comincia le consultazioni che lo porteranno a sciogliere la riserva, prospettando un governo tecnico, fatto da figure autorevoli, come come da mandato di Mattarella

fase 5: Partiti politici: eh no, non va bene un governo di tecnici, serve un governo di politici … per cui TUTTI i partiti adesso ci stanno! (con l’eccezione di Fratelli d’Italia, ma abbiamo detto che l’opposizione non conta!)

Paradossalmente adesso la situazione per Draghi è ancora più complicata perché rischia di dover gestire uno squadrone di “responsabili” estremamente eterogeneo, unito solo dall’interesse di esserci quando Draghi riuscirà nel suo mandato.

La Lega di Salvini ha già detto di essere disponibile ad un governo Draghi, a patto che non ci sia il Movimento 5 Stelle.
Del resto tirato fuori dalla naftalina anche Silvio Berlusconi ha subito chiarito che, con Mario Draghi, come garante Forza Italia (un partitino dal 7%) darà il suo contributo.
A sua volta il Movimento 5 Stelle, che probabilmente rispolvererà la bufala della piattaforma Rousseau, ha fatto scendere in campo il guru Beppe Grillo e ha blindato, per opportunismo, Giuseppe Conte, per calmare le acque al proprio interno e bloccare l’emorragia di fuoriuscite guidate da Di Battista … ci starà alla fine, per non perdere ulteriori consensi …
Il Partito Democratico ha subito scaricato Giuseppi sostenendo presidente della Repubblica e possibile futuro presidente del consiglio e rivendicando un ruolo importante (sic!) nel nuovo esecutivo.
Liberi e Uguali non può dire di NO, per non essere messo all’opposizione con Fratelli d’Italia (ma abbiamo detto che l’opposizione non conta!), per cui ha fatto una trasformazione camaleontica in pochissime ore passando al “No al governo tecnico dei banchieri” (come il Toninelli di turno) fino al “SI al governo tecnico-politico…”
Matteo Renzi, che non sa ancora se essere opposizione o meno, sicuramente opposizione a Giuseppi Conte!, ha detto che con Draghi ci sta …

Diciamolo: alla fine ha vinto lui, il rottamatore Renzi, che prima ha distrutto il PD, poi il governo Conte-bis relegando Giuseppi ad un ruolo secondario (con tanto di conferenza stampa per strada).

In sostanza per paura di essere tagliati tutti fuori, tutti si stanno accreditando adesso come “responsabili” di un governo che dovrà gestire i 209 miliardi del Recovery Plan ..

Insomma, prima ancora di iniziare, l’anno del dragone rischia di convertirsi nell’anno dei porci.

Ah già, il Recovery Plan: resterà uguale o sarà superato?
Immaginiamo che l’interesse di tutti i soggetti camaleontici sia quello di poter piazzare qualche favore qua e là con i miliardi europei, dimostrando di aver fatto tanto senza fare nulla se non pensare a pochi …

L’unica certezza in questo momento è che se si dovesse formare un governo con tutti questi “responsabili” sarà non solo di difficile ed estenuante gestione ma anche privo di quelle figure di spessore che si sarebbero potute auspicare (vedi Marta Cartabia, per esempio) per far ripartire davvero e sul serio il Paese con una serie di riforme sensate, serie e soprattutto utili a ricostruire l’economia e lo stato sociale nella nostra malmessa Italia.

Insomma, prima ancora di iniziare, l’anno del dragone rischia di convertirsi nell’anno dei porci.