La mossa giusta – il senso degli scacchi per la vita, di Jonathan Rowson [Garzanti 2021]

Il suo primo ricordo legato agli scacchi risale al primo torneo che aveva sostenuto a otto anni, in un paesino vicino alla sua Aberdeen, Scozia: era un bimbetto che da seduto non arrivava nemmeno con i piedi per terra e che di fronte aveva, per il punto decisivo, un ragazzetto di due anni più grande che rappresentava una scuola più ricca e più importante della sua.

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Vladimir Nabokov ed il gioco degli scacchi

“Realizzare un problema di scacchi è un’arte bellissima”, affermava Vladimir Nabokov, autore tra gli altri del celeberrimo “Lolita”: il 2 luglio ricorre il quarantesimo della scomparsa dello scrittore, avvenuta nel 1977. Nabokov era un grande appassionato di scacchi: alla partita viva preferiva però la realizzazione dei “problemi” [1]; non disputò mai tornei o gare ufficiali, ma ebbe però occasione di giocare con Sergey Prokofiev, il celebre pianista e compositore, e sembra anche con Humphrey Bogart, il famoso attore che in gioventù era così bravo da procurarsi da vivere giocando a scacchi.

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Intervista a Ivano Porpora

Facebook è un ottimo mezzo di trasmissione di informazioni, basta avere la pazienza di cercare. Mi è capitato di trovare un libro molto interessante. Un “corso letterario di scacchi”. Ne è autore Ivano Porpora, giovane promessa della narrativa italiana e soprattutto giocatore di scacchi. Sempre online, l’ho intervistato…

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Un re non muore – corso letterario di scacchi, di Ivano Porpora [Utet 2021]

C’è una differenza sostanziale fra uno spingilegno e un giocatore di scacchi, la stessa che c’è fra uno scrittore e un artista della parola. All’inizio c’è quel bianco, quella scacchiera così regolare, così confortevole e confortante perché ha uno spazio da riempire, uno spazio creativo.

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La psicologia del giocatore di scacchi, di Reuben Fine [Adelphi 1976]

Narcisismo, egocentrismo, organizzazione, cattiveria ed aggressività sono le doti innate degli “eroi” degli scacchi, quelli che si realizzano soltanto intorno e dentro una scacchiera. Il primo fra tutti è stato Howard Staunton, classe cristallina, ma anche un talento innato per emergere in ogni campo avesse deciso di cimentarsi.

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La tavola fiamminga, di Arturo Pérez-Revelte [BUR Rizzoli 2014]

Quis necavit equitem? Chi ha ucciso il cavaliere? La scritta è stata abilmente coperta, perché l’originale del quadro di Pieter Van Huys, pittore fiammingo del XV secolo, intitolato La partita di scacchi presenta un soggetto tutt’altro che enigmatico: il padrone di casa, il duca Fernando di Ostemburgo, la consorte, Beatrice di Borgogna, e l’ospite, Roger d’Arras, sono tutti raffigurati rilassati in una stanza molto signorile; i due uomini sono impegnati in un angolo mentre si sfidano in una partita a scacchi, mentre Beatrice è vicino alla finestra e li osserva da lontano.

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La trilogia dei re, di Zhong Acheng [Theoria 2018]

Il Grande Balzo programmato da Mao Zedong in piena Rivoluzione culturale cinese richiede l’abbandono delle città e il lavoro nelle grandi aziende agricole periferiche, dove sono destinati tutti i giovani intellettuali segnalati per le loro idee… un po’ troppo rivoluzionarie!

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Il giocatore di scacchi di Maelzel, di Edgar Allan Poe [BUR Rizzoli 2021]

L’arrivo in America dell’automa degli scacchi, ideato nel 1769 dall’ungherese Wolfgang von Kempelen per Maria Teresa d’Austria e perfezionato dal tedesco Johann Nepomuk Maelzel, inventore ed ingegnere, desta non poca curiosità fra gli attoniti ed entusiasti spettatori.

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L’ultima traversa, di Paolo Maurensig [Theoria 2018]

Nella primavera del 1883, Aloiz Bauer, giovane parroco, viene inviato a Maria Himmelfahrt, un paesino del Tirolo sull’altopiano del Renon, compreso nella diocesi di Bolzano, a svolgere lì le sue funzioni. Nonostante i suoi sforzi, non riesce a coinvolgere i pochi abitanti nei sacri rituali della messa.

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L’invenzione degli scacchi

Sembra che l’invenzione degli scacchi sia legata a un fatto di sangue.
Narra infatti una leggenda che quando il gioco fu presentato per la prima volta a corte il sultano volle premiare l’oscuro inventore esaudendo ogni suo desiderio. Questi chiese per sé un compenso apparentemente modesto, di avere cioè tanto grano quanto poteva risultare da una semplice addizione: un chicco sulla prima delle sessantaquattro caselle, due sulla seconda, quattro sulla terza, e così via…
Ma quando il sultano, che aveva in un primo tempo accettato di buon grado, si rese conto che a soddisfare una simile richiesta non sarebbero bastati i granai del suo regno, e forse neppure quelli di tutta la terra, per togliersi dall’imbarazzo stimò opportuno mozzargli la testa.

Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg, Adelphi 1995

Teoria delle ombre, di Paolo Maurensig [Adelphi 2015]

L’Hotel do Parque di Estoril è un luogo misterioso nei primi anni del dopo guerra. Qui, una località costiera del sud del Portogallo, trovano rifugio molti personaggi contraddittori protetti dal regime di António de Oliveira Salazar in una sorta di porto franco, mentre ancora non sono noti del tutto i crimini contro gli ebrei e ancora non si è celebrato il processo di Norimberga.

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L’arcangelo degli scacchi, di Paolo Maurensig [Mondadori 2014]

Non c’era più niente da fare in America, bisognava lanciare la sfida all’Europa. Con questa idea nel 1858 Paul Morphy affronta l’Oceano Atlantico in compagnia del giornalista Fredreick Milnes Edge, per andare in Inghilterra con il desiderio di affrontare il famoso Howard Staunton, ma soprattutto con la voglia ossessiva di affermarsi nel panorama mondiale, appagare la sua sete di gloria.

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Il gioco degli dèi [Einaudi, 2019]

Paolo Maurensig è oramai specializzato in chess stories tanto che, dopo La variante di Lüneburg(Adelphi 1993), ha dedicato già due romanzi a grandi scacchisti: al prodigio americano Paul Morphy (L’arcangelo degli scacchi. Vita segreta di Paul Morphy, Mondadori 2013) e al genio controverso Alexandre Alekhine (Teoria delle ombre, Adelphi 2015), raccontato negli ultimi suoi giorni di vita in esilio ad Estoril.

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